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Green rayon FSC fibra di qualità amica dell’ambiente

bavaglio bimbobibLa eco-fibra rayon è prodotta a Taiwan  dalla div.fibre del gruppo Formosa Plastics (www.fcfc.com.tw/rayon/en), con cellulosa di qualità proveniente da foreste di eucalipto coltivate in Sud Africa. Un prodotto ecologicamente compatibile  realizzato utilizzando legno a crescita rapida caratterizzato da  fibre lunghe e naturalmente dotate di ottima capacità assorbente e buona resistenza meccanica. Da luglio 2014 BTTFibre in collaborazione con  RMBFibres di Zurigo,  distribuisce in esclusiva per l’Italia settore nontessuti la fibra di rayon prodotta a Taiwan nei diversi tagli e denarature per impianti spunlacing e agugliati, nelle versioni opaca, lucida e nera.

La fibra viene prodotta a Taiwan fin dal 1967 ma nel tempo sono stati fatti importanti investimenti per la tutela dell’ambiente anche in fase di produzione. Bttfibre vanta una elevata esperienza nelle fibre di viscosa e lyocell essendo stato per anni agente del gruppo europeo Acordis fino alla cessione delle sue divisioni viscosa e acrilico. Un’alternativa assolutamente credibile in un regime dominato da un unico produttore europeo.

nuovi eco-vasetti per cosmesi con Ecoplant®

GE vasetti cosmesi B&B x sito

realizzati in Italia con un biopolimero termo-resistente  Ecoplant® tipo HRS della società Wingram(HK) distribuito in esclusiva in Italia da BTT.

Vantaggi tecnici: utilizzo di impianti esistenti – nessun consumo addizionale di energia   – utilizzo di coloranti tradizionali –  superficie brillante e compatta – termo-resistente oltre 100°C

Vantaggi marketing: TUTELA SALUTE    nessun uso di ftalati, melamine o altri plasticizzanti, additivi o solventi dannosi per la salute – nessun odore.  TUTELA AMBIENTE    materia prima meccanicamente rigenerabile  -  100% biodegradabile a fine vita

Imballo resina: sacchi da 25 kg – Tecnologia di produzione: stampa ad iniezione

Altri mercati: contenitori per alimenti – montature per occhiali  - componentistica industriale  - accessori moda

 

 

 

Igiene sicura con le nuove fibre antibatteriche di poliestere EASTLON

BTTfibre offre da oggi una gamma più ampia di fibre antibatteriche per tessuti non tessuti e tessuti tecnici confermando la leadership in Italia nell’offerta delle fibre tecniche.
La nuova fibra di Far Eastern è prodotta nella casa madre di Taiwan. La sede taiwanese sta infatti concentrando i propri investimenti nella realizzazione di fibre altamente specializzate ed è sempre stata rappresentata in Italia con successo da BTTfibre. La nuova fibra combina efficienza a economicità per la nuova crescente domanda del mercato di prodotti sicuri per la salute.
La base della fibra è un tradizionale poliestere di alta qualità mentre il principio attivo segue l’evoluzione della famiglia di additivi a base ossido di argento. Si tratta tuttavia di una nuova generazione di additivi dalla più elevata efficacia messi a punto dai laboratori dello stesso gruppo chimico Far Eastern. Il documento che riporta i risultati del test di inibizione della crescita batterica è scaricabile in versione pdf dimostrando gli ottimi risultati raggiunti. Esso è incorporato nella fibra che pertanto ha effetto prolungato nel tempo, è resistente ai lavaggi e non ha controindicazioni per il contatto con la pelle.

L’effetto antibatterico è indicato anche per eliminare gli odori sviluppati dal prolungato contatto con acqua dei tessili anche monouso e igienizza il tessuto inibendo la crescita di batteri. L’efficienza della fibra è tanto più elevata quando più le fibre sono ben mescolate con le altre in modo da creare una ragnatela di protezione.
La fibra nelle versioni 2250ABN1per non-tessuti agugliati o filati e 25301ABW1 per tecnologia spulacing è 100% riciclabile. Il prezzo di vendita attuale è tra 3,50 e 3,55 euro/kg ed è disponibile nelle denarature da 1,5 -2 – 6 den nei vari tagli.
Questa fibra antibatterica si affianca all’offerta della fibra a base acrilica Amicor con additivo incorporato Sanitized.

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FIBRE: quando l’esasperata necessità di NOVITÀ crea danni e non risolve problemi

Da oltre 20 anni BTT ricerca in tutto il mondo le migliori innovazioni nel settore delle materie prime tessili come le fibre, studiandone attentamente le proprietà; per poi selezionare le aziende in grado di esaltarne le caratteristiche sulla base delle tecnologie installate e alle tipologie di mercato cui sono più introdotti. Questa strategia ha permesso di lanciare nel tempo soprattutto nel settore dei tessuti tecnici e tessuti-non-tessuti fibre nate sulla base di qualche esigenza di importanti clienti o per intuizione dei tecnici ma spesso lanciate sul mercato in modo errato (anche con investimenti sostanziosi e inutili) come è successo nel settore non-tessuti per le microfibre splittabili o la fibra tencel ma anche per la fibra pla (ingeo), il cotone bio (organic) e per le fibre antibatterire come Amicor, le fibre sintetiche “veramente” prive di metalli pesanti, più recentemente le fibre sintetiche altamente idrofiliche o le fibre in biopolimero ecocompatibile. Fibre spesso nate da tecnici ma poi catturate e gestite dagli uffici marketing e PR del settore “abbigliamento” sempre a caccia di novità per i lettori di riviste glamour, per trasformare fibre con contenuti tecnici in oggetti “di” moda o “alla” MODA ma dalla vita effimera e breve, che finiscono nelle ultime pagine delle collezioni dopo 2 stagioni perché se non “prendono” subito campo, si perdono nell’oblio delle fibre “bruciate”.

Sono sempre stati gli uffici marketing che sognano il successo nel settore “MODA” ad etichettare le fibre per aspetti impropri nell’intenzione di semplificare la visione del consumatore finale ma complicando la vita ai tecnici nel processo di riqualificazione e riattribuzione del giusto ruolo alla materia prima. Così è stato per la fibra pla (ecido polilattico), chiamata fibra di “MAIS” (con la pannocchia come emblema), finita nel mirino dei social media che si occupano di alimentazione (usare il mais-cibo per fare fibre anziché sfamare la gente povera) quando invece la fibra è interessante perché deriva da un polisaccaride prodotto anche dal corpo umano; oppure per la fibra di cotone bio (per pseudo ambientalisti-figli dei fiori), che è priva di allergeni (residui di pesticidi), oper  la fibra di “BAMBÙ”, dove le proprietà vantate sono additivi chimici sintetici aggiunti, ricopiando la Natura e la fibra di cellulosa ottenuta non dalle foglie ma dal dissolvimento chimico della polpa del fusto. L’esaltazione dei soli aspetti “emotivi” delle materie prime fanno passare inosservati i veri plus di molte materie prime e ne decretano la morte “a tempo” della stessa. Spesso con danni irreparabili sul piano commerciale.

Anche nel campo delle fibre “tecniche” la confusione creata dagli uffici marketing ha portato danni alle stesse aziende produttrici nell’arco di pochi anni come per esempio è avvenuto per le fibra antibatteriche (in realtà antiodore) per il settore arredo basate sull’idea dell’”ARGENTO” come metallo prezioso e abbinate a un marchio creato ad arte per esaltare delle applicazioni inutili per fini tecnici e utili solo per vendere il prodotto finito, a scapito delle vere fibre tecniche efficienti, ma senza marchio glamour, e del vero problema. Lo stesso è avvenuto per le fibre “ceramiche” la cui componente “ceramica” doveva risolvere il problema di respingere il calore estivo, “creato” non soltanto dalla natura ma anche dalla stessa fibra sintetica di poliestere che incorpora il componente ceramico, il diossido di titanio ovvero il “colore” bianco (quando è noto che i materiali sintetici intrappolano calore anziché respingerlo). Citiamo anche la fibra di cashmere… dove quella mano così morbida e quella sensazione di “caldo” viene data spalmando “cera” sintetica nel ciclo di nobilitazione tessile; le fibre proteiche….

La lista dei bluff e delle “attese” creati dal marketing è lunga; come lungo e in salita è purtroppo anche il cammino a ritroso, alla riscoperta della stessa materia prima che per valenza e validità può aiutare a risolvere “problemi” del quotidiano di ognuno di noi come dell’industria.

BTT è una agenzia che ha come mission quella di occuparsi dei soli aspetti tecnici e non dei contenuti “glamour” delle fibre e possibilmente di affidarle nelle mani di chi ha le giuste competenze in Italia per salvare l’esperienza dei nostri tecnici tessili, riconosciuta a livello mondiale, ma anche occupazione e garantire futuro ai giovani diplomati e laurati dalle scuole tecniche italiane. MARCO BENEDETTI

Le fibre superassorbenti di TECHNICAL ABSORBENT UK

Tra gli impieghi più interessanti delle fibre superassorbenti (www.techabsorbents.com) ci sono i feltri agugliati e nontessuti thermobond per il mantenimento naturale degli strati verdi come prati, aiuole e fioriere. Gli obiettivi principali sono:
1. contenimento nei consumi di acqua – soprattutto nelle aree a bassa piovosità,
2. mantenimento dell’umidità costante del suolo in prossimità delle radici – soprattuto nei periodi siccitosi,
3. riduzione dei rischi di stagnazione superficiale dell’acqua piovana o per eccesso di innaffiatura,
4. riduzione rischi di erosione dello strato biologicamente più ricco e fertile,
5. stimolazione della radicazione nei prati artificiali.

Queste le principali applicazioni:
1. geotessili: feltri drenanti per il mantenimento del manto erboso nei campi da golf, parchi pubblici e giardini;
2. bioedilizia: nontessuti e feltri drenanti per il mantenimento del manto erboso nei terrazzi verdi e negli eco-tetti;
3. sport: feltri e nontessuti drenanti per campi artificiali di calcetto, calcio, tennis e altri sport all’aperto;
4. rimboschimento e ricostruzione manto verde (post incendio, frane ecc): feltri drenanti in particolare per terreni in pendenza.

Le fibre superassorbenti sono mescolate nei feltri e nontessuti in percentuali diverse a seconda della applicazione, così come il peso e struttura dei feltri e dei nontessuti. I substrati possono essere realizzati in fibre sintetiche, rinforzati con reti o accoppiati a strutture tessili diverse per il mantenimento delle prestazione nel lungo periodo o in fibre naturali come juta, rigenerate come cotone e lana. La fibra superassorbente è sintetica, non biodegradabile. Assorbe rapidamente fino a 20 volte il proprio peso gelificando per poi tornare alla struttura di fibra quando disidratata; la disidratazione forzata richiede l’impiego di elevata energia termica in quanto la fibra – in particolari condizioni ed in presenza di fibre naturali biodegradabili – può disgregarsi e diventare inerte. La fibra è taglia unica da 10 dtex. Lunghezze da 6 a 100mm e oltre su richiesta.

Fibre Antimony free

È diventato quasi un imperativo: le fibre di poliestere devono essere sempre più antimony free (senza antimonio). In realtà c’è un criterio fissato dalla norma europea (v.sotto) ma ci sono anche studi che evidenziano le problematiche dell’antimonio presente nel PET a contatto con gli alimenti (con cui ormai si produce la fibra di poliestere e al contempo anche il polimero delle bottiglie).

Cos’è l’antimonio: Elemento N.51 simbolo SB.
In quanto semimetallo, l’antimonio ha l’aspetto di un metallo, ma non ne ha il comportamento tipico chimico e fisico. Reagisce con gli acidi ossidanti e con gli alogeni. L’antimonio è calcofilo, si accompagna spesso allo zolfo, al tellurio e ad alcuni metalli pesanti: piombo, rame e argento.
Gli ossidi e i solfuri di antimonio, l’antimoniato (V) di sodio (NaSbO3) e il tricloruro di antimonio (III) (SbCl3) sono usati nella produzione di composti ignifughi, di smalti, di vernici, di vetri e di ceramiche e come catalizzatori di esterificazione (ndr: il PET) (https://it.wikipedia.org/wiki/Antimonio)
Dove si trova: Nella produzione di PET si richiede l’impiego di un catalizzatore tossico, il triossido d’antimonio (Sb2O3). L’elevata concentrazione di antimonio nel PET (fino a 300mg di antimonio per kg di plastica), combinata con l’elevata temperatura d’utilizzo, può provocare un aumento della migrazione di tale elemento nelle derrate alimentari…
Il quantitativo di antimonio nelle fibre di poliestere non deve superare le 300 ppm (ndr:legge EU96/304/CE).

Le risposte del produttore di PET Far Eastern Textile
Il gruppo Far Eastern produce fibre di PET contenenti mediamente livelli di antimonio tra 5-6 gr/kg quindi largamente inferiore alla norma. Tuttavia a fronte di una specifica richiesta di impieghi della fibra PET nei separatori per batterie, Far Eastern ha sviluppato una fibra di PET contenente una quantità di antimonio inferiore al 2%. Un risultato importante per le industrie produttrici di batterie che richiedono una particolare attenzione al mantenimento degli elevatissimi standard di sicurezza.

Marco Benedetti

marco-benedettiDa oltre 30 anni innovatore, ricercatore e imprenditore attivo a livello internazionale nella progettazione e vendita di tecnologie e impianti per la produzione di tessili tecnici in particolare nontessuti e laminati. Dal 1993 attivo anche nell’assistenza tecnica e vendita di materie prime tessili e tecnologie in Italia. Pionerie nella sperimentazione dei principi della GreenEconomy per la PMI ad alto valore aggiunto, per la quale ha ideato e realizzato brevetti, in particolare riguardo ai beni di largo consumo per la tutela della salute e dell’ambiente. Ambientalista e promotore del Manifesto della Chimica Verde. La Natura come partenza e arrivo della ricerca.